Una vita di “sì” – racconto

 

una vita di si

  • Che entri l’impuntato numero millequattrocentoventisei.
  • Buongiorno, vostro onore.
  • Ma lei indossa una camicia di forza!
  • Così sembrerebbe, vostro onore.
  • Mi sembra un’inutile crudeltà, è davvero necessaria in un’aula di tribunale?
  • Non si preoccupi, vostro onore, sto bene, è stranamente confortevole e almeno evito di mangiarmi le unghie.
  • Se le sta bene… d’accordo, procediamo. Lei è accusato di gravi crimini, ha da dire qualcosa in sua difesa?
  • In mia difesa non ho niente da dire, vostro onore.
  • Ma non è pentito per ciò che ha fatto?
  • Sono addolorato per quello che ho fatto, vostro onore. Non c’è dubbio.
  • Lo credo bene! Se non vuole spendere alcuna parola in sua difesa, almeno ci spieghi i motivi del suo gesto, la giuria deve sapere.
  • Ci vorrà un po’ di tempo! È sicuro, vostro onore?
  • Siamo qui per questo. Siamo qui per la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!
  • Va bene, come vuole, vostro onore. Partirò dall’inizio: tutto è cominciato quando avevo quattro o forse cinque anni…
  • Cosa? Così tanto tempo fa? Ma così ci metteremo una vita.
  • Mi dispiace vostro onore, ma se vuole sapere tutta la verità, devo cominciare dall’inizio.
  • E va bene, ma cerchi di essere sintetico.
  • Dicevo, vostro onore, avevo quattro o forse cinque anni quando hanno iniziato a dirmi quello che dovevo e non dovevo fare. Dovevo stare buono, dovevo stare seduto, dovevo giocare fuori, dovevo imparare la filastrocca, dovevo parlare, dovevo stare zitto…
  • Ma chi le diceva di fare e non fare queste cose?
  • Un po’ tutti, vostro onore. Quando si è bambini, ogni adulto è fonte di ispirazione e di adulti che vogliono insegnare qualcosa al prossimo, è pieno il mondo.
  • E lei ha fatto sempre tutto quello che le veniva detto?
  • Assolutamente sì, vostro onore. Ci tenevo a essere un bravo bambino… ma per favore, mi lasci continuare, altrimenti facciamo notte.
  • Certamente, mi scusi.
  • Di niente… Crescendo mi dissero che dovevo andare bene a scuola, prendere buoni voti, e lo feci. Poi mi dissero che dovevo iniziare a giocare a calcio, e feci anche quello. Poco dopo mi dissero che dovevo cercarmi una fidanzatina, e così mi fidanzai con una ragazzina della mia classe, ma mi dissero anche di non abbandonare mai gli amici, perciò mi dedicai anima e corpo ai rapporti con gli altri coetanei. Le assicuro, vostro onore, che a quell’età, fu una gran faticata riuscire a fare sempre tutto quello che gli altri mi dicevano di fare.
  • E lei ha sempre dato retta a tutti quanti? Proprio tutti?
  • Certo, vostro onore! Quando qualcuno mi diceva cosa indossare, io mi vestivo in quel modo. Se un amico mi diceva di pettinarmi in una determinata maniera, anche se ridicola, o indossare un certo tipo di occhiali da sole, anche se brutti e tremendamente costosi, io mi facevo in quattro per assecondarlo. Anche la mia ragazza mi diceva sempre che dovevo avere un motorino di tendenza, all’ultima moda, così, racimolai ogni piccolo centesimo con lavoretti e paghette e riuscii a comprare anche quello. Le confesso una cosa, vostro onore: io ho sempre odiato quel maledetto motorino.
  • Se non le piaceva, perché lo ha fatto?
  • Perché mi era stato detto di farlo, è ovvio, vostro onore. Posso continuare?
  • Ma certo, mi scusi.
  • La mia vita, vostro onore, continuò così. Provai a fumare, a bere, assaggiai ogni tipo di droga per puro e semplice spirito di accondiscendenza. Con discreti sforzi, finii la scuola, e iniziai l’università, perché lo volevano i miei genitori. Nello stesso periodo iniziai pure a lavorare la sera come cameriere, perché il proprietario di un ristorante, mi chiese semplicemente di farlo. In poco tempo, mi ritrovai ad essere iscritto a un corso di chitarra, uno di paracadutismo, uno di fotografia, uno di inglese avanzato, presi la patente per la moto, per la barca, per l’autobus, per la pesca e anche quella per la caccia anche se non ho mai sparato un colpo di fucile in vita mia. A quel punto la mia ragazza mi lasciò, perché disse che non avevo mai tempo per lei.
  • Mi dispiace.
  • Si figuri, vostro onore. In realtà non l’avevo mai amata e poi qualcuno mi disse che dovevo trovarmi un’altra ragazza e così feci quasi subito, senza nemmeno starci tanto a pensare. Poco dopo lasciai gli studi perché qualcuno, non ricordo chi, mi disse che avrei fatto meglio a trovarmi un lavoro serio e mettere su famiglia invece di studiare.
  • E mise su famiglia?
  • Certamente, vostro onore. Chiesi alla mia ragazza di sposarmi e, nonostante la la nostra precaria situazione economica, mettemmo in piedi un enorme ricevimento, con amici, parenti, conoscenti e anche persone che né io, né la mia fidanzata conoscevamo, ma che andavano invitate per cortesia. Non avevo nemmeno trent’anni e per tutta la vita non avevo fatto altro che fare quello che mi dicevano di fare. E fu così che un bel giorno mi dissero che dovevo per forza fare un figlio.
  • E lei? Cosa fece?
  • Ovviamente, feci un figlio, vostro onore, ma mi dissero anche che un solo figlio non andava bene, allora ne feci anche un altro. A quel punto dovevo per forza comprare una casa per la mia famiglia e il giorno seguente andai in banca, chiesi un prestito per comprare una villetta in periferia e ne presi anche un altro per comprare una macchina abbastanza grande per andare in giro con tutti quanti perché alcune persone mi dissero che un padre di famiglia doveva avere per forza una macchina grande. Così in poco tempo mi trovai con lavoro serio, una moglie, due bambini, un SUV, una casa, due mutui da pagare e un principio di calvizie.
  • Per quanto trovi la sua storia affasciante, non vedo come possa dare una spiegazione a quello che ha fatto.
  • Ci sto arrivando vostro onore, mi lasci finire. Un bel giorno di fine estate, stavo facendo jogging al parco, come il mio medico mi aveva detto di fare, e mi fermai a metà percorso per riposare su una panchina. Accanto a me c’era un uomo che non avevo mai visto prima, era molto anziano e aveva una gran voglia di chiacchierare. Iniziammo a parlare e, senza quasi accorgermene, gli raccontai la storia della mia vita, come sto facendo adesso con lei, vostro onore. Quell’anziano signore mi ascoltò con attenzione e mi disse una cosa che nessuno mi aveva detto prima. Mi disse che a quel punto della mia vita dovevo fare qualcosa per me stesso, qualcosa che mi realizzasse come persona. Qualcosa che avrebbe migliorato me e, anche se di poco, il mondo in cui vivevo. Mi disse che avrei dovuto fare qualcosa di cui andare fiero.
  • Come reagì a quelle parole?
  • Era la prima volta che qualcuno mi diceva una cosa del genere, vostro onore.
  • E cosa fece?
  • Bè, vostro onore, avevo fatto per tutta la vita quello che mi avevano detto gli altri e a quel punto non potevo che continuare. Diedi ascolto a quel vecchio e feci quello che mi disse.
  • Dunque?
  • Dunque… uccisi tutti, vostro onore. Tutti quelli che mi avevano detto cosa fare. Non potevo fare altro.

Fine

in collaborazione con:

download

per altri racconti clicca qui