LUV – racconto

luvRosso… Rosso… Rosso…

Mi sono sempre chiesto perché gli allarmi in tutto il mondo sono rossi. Ci sono tanti colori: il giallo il verde, l’azzurrino, il rosa pallido, eppure chissà come mai, l’uomo ha associato il pericolo al rosso, da sempre. Forse perché è il colore del sangue, che ci ricorda il dolore di quando nasciamo, il dolore di quando feriamo ed esce dal nostro corpo e lo guardiamo, e ci impauriamo, e soffriamo…

Fatto sta che in questo momento, la spia rossa di fronte a me che si accende a intervalli di un secondo e mezzo circa non mi mette affatto in agitazione, anzi, mi sento come coccolato da quella luce, avvolto da questo colore che tinge tutta la stanza, riesco quasi a sentire il suo calore sulla pelle, poi se ne va e ritorna e se ne va di nuovo e torna di nuovo. È rassicurante nonostante la situazione in cui mi trovo non sia delle migliori.

«Che cazzo hai fatto Frank!»

«Apri questa cazzo di porta!» Dicono dalla finestrella. Il rumore delle loro voci tremanti si affievolisce attraverso il doppio vetro infrangibile della porta blindata dietro le mie spalle.

Cerco di non prestare attenzione alle loro parole, cerco di non farmele entrare in testa. So cosa vogliono dirmi, so che credono che io sia diventato matto. Io stesso crederei la stessa cosa se fossi al di là di quella porta, ma invece sono qua dentro, e non credo affatto di esserlo.

 

Ed Vokoski, lui sì che era pazzo. “Un vecchio pazzo!” Lo ha detto persino il prete durante il suo funerale:

«Un vecchio pazzo con un premio nobel per la fisica.» Disse di fronte alla poca gente presente nella chiesa «Ed era un vecchio pazzo e lascia questo pazzo mondo con il sorriso in faccia di chi ha portato a termine la sua missione.»

Come so queste parole? Tutti quanti le sanno, sono scritte sui giornali, sui libri di scuola, sono scarabocchiate sui muri delle città, e ci sono pure delle magliette con questa frase scritta sopra. Dopo tutte le cose successe negli ultimi anni, persino un addetto alle pulizie come me, sa alla lettera queste parole.

Tutto è cominciato sette anni fa, proprio il giorno della sua morte, mentre Ed se ne stava tranquillo con gli occhi chiusi e sorridente dentro la sua cassa aperta. Arrivò alle televisioni e alle radio di tutto il paese un pacco, lo stesso pacco pieno di documenti, cartelle, grafici, manoscritti e in fondo a quello stesso pacco, chiusa un una busta gialla con sopra scritto “non fate caso alla regia, non sono bravo con questo genere di cose”, una videocassetta. Il mittente, neanche a dirlo, era proprio quel vecchio pazzo di Ed Vokoski, e il contenuto della videocassetta era qualcosa che avrebbe cambiato il mondo per sempre.

Dopo aver vinto a soli 26 anni il premio nobel per aver scoperto non so quale frequenza di risonanza del sole, Ed aveva passato tutta la sua vita a cercare la cura a tutto, tutto quanto. Non un elisir di lunga vita o qualche miracolosa fiala dell’invulnerabilità, lui stava cercando una cura per l’infelicità.

«…in fondo tutti gli esseri umani cercano solo di essere felici e nient’altro.» Diceva lui, e sulla cassetta faceva ben vedere come lui cercava di esserlo. Trent’anni a farsi delle peggiori droghe di tutto il mondo, dai funghi dell’amazzonia alla cocaina delle strade di Miami, dall’oppio coltivato tra l’Afganistan e l’Iraq, all’anfetamina venduta nei sobborghi di Londra… lui la chiamava “ricerca” e a quanto pare le sue ricerche hanno portato a degli ottimi risultati.

“LUV” la chiamava in quel maledetto video, una pillola di color bianco, neutra, innocua quanto un chicco di riso, risultato di anni e anni di sacrifici di quel pazzo, riassunti e documentati con tanto di test clinici a lungo termine e analisi cicliche su più di duecento volontari di ogni età e razza, facenti parte della sua specie di setta pseudoscientifica nel deserto dell’Arizona.

«La felicità in pillole…» Diceva la ragazza bionda nella pubblicità che appena un anno dopo veniva trasmessa su tutte le reti nazionali quando incominciarono a commercializzarla… se solo avessimo saputo… avremmo consigliato a quella bella attricetta dal sorriso smagliante, più adatto forse a una pubblicità del dentifricio, di ficcarsela su per il culo quella maledetta pillola… Ma in fondo che cosa è stato fatto di male… e che cosa sto facendo io di male…

 

Lo schermo del computer batte i secondi come l’arbitro in un match di pugilato, ma la tastiera è in frantumi e l’umanità è già sdraiata a terra in attesa del KO.

1 minuto e 58 secondi… il tempo sembra rallentare… continuo a non sentire niente… 1 minuto e 57 secondi…

 

Non c’erano brevetti, non c’erano vincoli legali e una grossa casa farmaceutica approfittò di questa libertà e cominciò a produrre e vendere la LUV come antidepressivo. “Il più potente e sicuro del mondo” diceva lo slogan, e in effetti lo era. La cosa però non si fermò lì. Nonostante alla LUV mancasse un requisito fondamentale per essere definita droga, ovvero l’illegalità, come le altre sostanze stupefacenti, incominciò a trovarsi un po’ ovunque fuori dalle farmacie. La si poteva trovare nelle scuole, allo stadio, per le strade malfamate, alle feste, in metropolitana… Diventò lo sballo del secolo e successe qualcosa di inaspettato: diminuì il consumo di droga (coca, hero, extasy… insomma, quella cattiva) nel mondo intero. In soli tre mesi dalla commercializzazione della LUV su larga scala, il consumo illegale di droghe pesanti diminuì del 40 percento! Una cosa da pazzi, e non solo, dopo i primi inevitabili scontri tra manifestanti (ci sono sempre dei manifestanti, credo che ci sia gente che lo faccia di mestiere), diminuì anche la quantità di crimini violenti nelle grandi città del mondo. «Ovviamente tutto ciò era collegato alla diminuzione dello spaccio…» Come affermarono i giornali. Non necessariamente. Fatto sta che la criminalità ebbe il suo minimo storico!

E così incominciarono a produrla le nazioni stesse, non ricordo quale stato lo fece per primo, ma ricordo come. Un’altra proprietà straordinaria della LUV era la sua economicità di produzione; ad una semplice analisi poteva sembrare una semplice pastiglia di amido, praticamente una pallina di pane grande come un bottone di camicia dal costo pari a zero, infatti molti tirarono in ballo l’effetto placebo nei primi tempi, ma la verità era un’altra. Quel pazzo di Ed aveva descritto nel suo video come irradiare l’amido di mais attraverso un sistema ad energia solare inventato da lui. Nel bel mezzo del nulla del deserto dell’Arizona, aveva costuito praticamente da solo una parabola grande come un campo da calcio che riusciva a captare e convogliare in una serie di silos pieni di farina di frumento, quelle stesse radiazioni solari a bassa frequenza che gli avavano fruttato un premio nobel da ragazzo. Lui la faceva semplice in quel video, e a giudicare dai rottami con cui era riuscito a mettere in piedi il suo laboratorio, lo sembrava davvero, ma in realtà era avanti decine di anni rispetto ai più avanzati laboratori di fisica del pianeta.

«In fondo, il sole è stato un dio di tutte le civiltà antiche, da Ra dell’antico Egitto a Trundholm del nord Europa, dalla divinità induista Surya al nostro più vicino Gesù Cristo. Tutti sanno che il sole influisce non solo sui cicli metabolici e sulla produzione di enzimi nel nostro corpo, ma ha anche effetti diretti sul nostro stato d’animo.» Ed, a quanto pare, lo conosceva bene il sole, vista l’abbronzatura che sfoggiava nella sua bara di mogano il giorno del suo funerale. «La radiazione influisce direttamente sul sistema nervoso dall’interno del nostro corpo…» Continuava a spiegare Ed «…andando a stimolare i recettori del cervello responsabili delle sensazioni di benessere, tra cui quelli della serotonina e della dopamina. A differenza delle altre droghe, la stimolazione non è di tipo chimico ma avviene tramite la risonanza delle molecole. Un po’ come avviene in un forno a microonde ma senza effetti dannosi per l’organismo e il suo effetto può durare degli anni!» le parole dello zio Ed sono state ascoltate da chiunque, scritte da ogni giornale, pubblicate su milioni di blog, ripetute come quelle di un profeta.

Non tutti la presero, questo lo devo ammettere, alcuni per motivi religiosi, altri (pochi) perché ritenevano la loro vita soddisfacente e non ne avevano bisogno. Molti altri invece gridarono al complotto, soprattutto quando le Nazioni Unite stanziarono diversi miliardi di dollari per portare la LUV nei paesi del Terzo Mondo.

«Stiamo regalando a loro la possibilità di essere felici.» E su questo Il presidente degli Stati Uniti aveva pienamente ragione, anche se da alcuni punti di vista poteva sembrare una specie di placebo globale ai problemi del mondo. Quella era proprio felicità. Felicità allo stato puro, fabbricata, distillata, impacchettata e regalata. Quello che mi chiedo ora… è proprio la felicità la cosa che l’umanità cerca… forse si. Non lo so.

 

Di sicuro quella che io sto cercando ora è un po’ di pace, per godermi questi brevi momenti, ma quei due al di là della porta non demordono, ormai non tentano nemmeno più di convincermi ad aprire, adesso sono troppo impegnati a prendere ad accettate la finestrella della porta blindata, cosa oltretutto inutile dato che dalla finestrella non ci passerebbe che una sola mano, che quella mano non potrebbe mai raggiungere il computer e che il computer non è nella situazione di rispondere bene ai comandi visto che le lettere della tastiera sono disseminate in tutto l’uffico. Altra cosa da tenere in considerazione è anche il fatto che la lama dell’accetta è di di poco più grande della finestrella e che farebbero meglio ad usarla dall’altro lato, quello del martello, ma sono solo un omino delle pulizie e loro dei fisici nucleari, cosa posso mai insegnare loro.

1 minuto e 15 secondi… 1 minuto e 14 secondi

«Ehi frank…. se riesco a entrare là dentro ti spacco il culo.»

Scommetto che se riuscissero a rilassarsi un po’ prima di morire tirerebbero fuori qualcosa di più intelligente di una frase del genere, non che sia importante in fondo, ma sarebbe un modo come un altro per andarsene con stile.

1 minuto e 3 secondi… minuto e 2 secondi…

 

Passò qualche anno dal boom della LUV, le acque si calmarono, forse per merito della LUV stessa, almeno la metà della popolazione mondiale l’aveva presa, la gente era in pace, felice. In un mondo fatto di persone felici, erano diminuite le guerre, le malattie, i crimini e anche il fino a poco tempo fa inarrestabile aumento demografico. Altre cose diminuirono: il progresso scientifico, quello tecnologico, la musica, la produzione artistica mondiale, ma la gente non ci fece caso. Il mondo si trasformò in una pubblicità delle merendine per la prima colazione. Nessuno stimolo, nessuna sofferenza, nessuna paura per il futuro… fino a sei mesi fa…

 

Successe di nuovo qualcosa che rivoltò il mondo come un calzino, di nuovo, la strana e noiosa ciclicità di eventi straordinari.

 

il 6 novembre, alle ore 15 e cinquanta minuti, all’osservatorio astronomico dell’università di Oslo, durante un controllo di rutine, il professor Viktor Johansson registrò un brillamento solare che registrò con la voce FL307, un evento come tanti, una specie di esplosione che avvine ciclicamente sulla superficie del sole che sprigiona una discreta quantità di energia e radiazione che si disperde nell’universo. Niente di significativo… Nella possibilità remota che la radiazione avesse colpito la terra, la cosa più grave che sarebbe potuta succedere sarebbe stata una diminuzione del segnale dei cellulari, forse dei disturbi alla tv satellitare… niente di preoccupante.

Ci volle più di una settimana prima che qualcuno si accorgesse che la radiazione che, guarda caso, si stava avvicinando all’orbita terrestre non sarebbe andata d’accordo con la LUV.

In poco tempo miliardi di cervelli felici, all’arrivo della radiazione “cattiva” avrebbero smesso di ricevere quell’impulso di felicità dato dalla radiazione “buona” della droga, e avrebbero smesso di ricevere anche altri impulsi, come quelli che regolano la temperatura del corpo, la riproduzione delle cellule, il movimento dei muscoli, il movimento di tutti i muscoli… cuore compreso.

La notizia venne resa pubblica nel giro di pochissime ore. Era quasi impossibile calcolare quante persone sarebbero morte, miliardi, sicuramente, la droga era stata presa da più di mezzo pianeta e purtroppo la radiazione residua impiega parecchi anni prima di svanire dall’organismo.

L’umanità reagì in modo strano. Certo, molti ebbero paura, ma non ci furono sommosse, scontri, suicidi di massa. Le reazioni che più ci si aspettava dal mondo non arrivarono, l’umanità diventò imprevedibile nel suo spaventoso atteggiamento zen alla cosa. Metà della razza umana era destinata a scomparire dalla faccia della terra… con un bel sorriso stamapato in faccia.

Io non sono una persona religiosa ma di sicuro c’è, in questa strana concatenazione di eventi, un macabro disegno intriso in una certa ironia. Mi vengono in mente le parole di quel santone alla tv che urlava parole di disprezzo contro l’uso della LUV mentre si asciugava il sudore sporco di cerone: «Ricordate Sodoma e Gomorra? Ricordate cosa accadde a quelle città?» In realtà ricordo poco di quella parte della Bibbia, non sono molto religioso, e non credo nemmeno che quel passo della Bibbia parli di pillole della felicità ma ora credo di intuire cosa intendesse dire.

Poi accadde qualcosa di imprevisto, mai una volta il destino si facesse gli affari propri.

Un gruppo di scienziati delle Nazioni Unite diede di nuovo una speranza al mondo, non che ne avesse estremo bisogno visto che la gente si era già rassegnata e morire e continuava a fare le stesse cose di prima, ma quegli scienziati tirarono fuori comunque un asso dalla manica. Uno scudo.

“THE SHIELD” ovvero milioni di pannelli riflettenti di un metro di diametro lanciati nello spazio capaci, a sentir le parole degli scenziati, di proteggere la terra dalle radiazioni solari, come uno scudo gigante. Un po’ come mettere una zanzariera per proteggersi da un lanciafiamme ma a quanto pare i calcoli e le simulazioni parlano chiaro. Quando i pannelli si allineeranno alla griglia magnetica, il flusso di radiazioni sarà riflesso nell’universo lasciando illesa la superficie terrestre.

Quarantatrè miliardi di dollari stanziati per il progetto, quanto il prodotto interno lordo della Lettonia per intenderci… alla fine ne occorsero cinquantasette di miliardi, ma il progetto venne ultimato, e a tempo di record. Certo, si poteva risparmiare qualche dollaro facendo meno lanci per spedire i pannelli in orbita, magari evitando di far esplodere i primi due razzi, oppure riducendo un po’ le dimensioni della base operativa… un edificio a forma di piramide, in Texas, a novanta chilometri da Austin, in piena campagna, alto 21 piani, che occupa una superficie pari a 128 campi da calcio, e che sembra uscito dal film di Blade Runner, e in esso magari si potevano evitare le tavolette dei cessi in legno di rovere riscaldato mettendo quelli in plastica, decisamente più facili da pulire per me che ogni giorno mi tocca di lucidare tutti quelli degli ultimi cinque piani tutti i giorni… Quarantadue lussuosissimi cessi per i dodici fisici, addirittura all’ultimo piano di questo edificio ci sono dodici cessi extralusso per due soli ingegneri aereospaziali… e me, ma in fondo questo è il piano dei segreti… Qui c’è la cabina di comando, all’interno della quale c’è il computer, l’unico che controlla da terra l’allineamento dei pannelli dello scudo, e dentro la cabina ci sono io adesso, solo e soltanto io.

«Mio dio… non è così… non mi aspettavo di morire così… fanculo a quella fottuta pillola.»

«Ehi… vedrai che è tutto un bluff… sono sicuro che hanno sbagliato i conti, sono sicuro che quella cazzo di radiazione passerà a milioni di chilometri dalla terra.»

Sì, certo, e io sono sicuro che Charlie Manson in fondo era un brav’uomo… La gente quando sta per morire dice cose stupide, fa cose stupide. Questi due geni dietro la porta ne sono l’esempio.

Non so come spiegare il perché di questa storia, non sono mai stato un fanatico, un moralista, non voglio assomigliare a Dio e non ho propositi di vendetta, mi sono solo trovato soltanto nella situazione di poter fare una scelta, scegliere di lasciare miliardi di persone in balia delle loro scelte o essere parte del progetto per dare loro un’altra possibilità… e ho scelto… non sono un eroe.

5 secondi… 4 secondi

La luce rossa non lampeggia più, ora è fissa e mi guarda, e io la guardo, dentro di essa, in quella luce riesco quasi a vedere il mondo dall’alto, un oceano di persone che giudica altre persone, in continuazione, ma chi è senza peccati?

3 secondi… 1 secondo

Io in fondo sono come loro, giudico pur avendo peccato…

0

Una fitta al petto… freddo

Cazzo…

Forse avrei fatto meglio a non prenderla quella cazzo di pillola.

 

FINE

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