La sala d’attesa – racconto

 

la sala d'attesa

Era un giorno come tanti dal dottor Malanni, fuori era una bella giornata di sole e si sentiva profumo di primavera anticipata mentre nella sala d’aspetto dell’ambulatorio c’era il solito odore di disinfettante, caramelle al miele e naftalina. Le sedie rivestite di plastica erano già quasi tutte occupate quando il ragazzo entrò. Aveva una felpa con il cappuccio alzato che gli nascondeva una parte del viso e gli occhiali da sole che nascondevano l’altra parte, ma si notava comunque la sua espressione di delusione nel vedere tanta gente in fila prima di lui. Prese il numeretto, accennò un timido saluto con la mano e si sedette sull’unica sedia libera accanto a un’anziana signora con i capelli cotonati.

<Lo so ragazzo mio…> Disse la signora. <… è una gran seccatura perdere un’intera giornata a fare la fila>

<Non lo dica a me…> Aggiunse la vecchia a fianco con la coperta sulle gambe. <… con questa artrite alle ginocchia, stare qui seduta è una vera agonia.>

<Ringrazi Iddio che ha solo un po’ di artrite, signora mia, forse mi devono operare all’anca il mese prossimo, non posso stare né in piedi né seduta, ma dipende tutto da quello che mi dice il dottor Malanni.> Rispose la prima.

<Brav’uomo il dottor Malanni, da quando mi ha prescritto le nuove pillole, non ho avuto nemmeno uno sbalzo di pressione. E le analisi, poi, perfette! Nemmeno un valore fuori posto. Peccato solo che ora mi abbia iniziato a dar problemi la prostata, altrimenti sarei in forma come un ventenne.> Disse un ometto sull’ottantina con un cappello infeltrito in testa.

<Stia attento con la prostata, mi marito c’è morto l’anno scorso, sa?> Rientrò nel discorso a gamba tesa la prima signora. L’anziano con il cappello a quel punto fu colto dall’irrefrenabile istinto di infilare le mani in tasca e controllare la zona interessata, o perlomeno le parti lì accanto.

<E tu, ragazzo, come mai sei qui?>

<Niente di che. Solo un piccolo fastidio.> Rispose evasivo il ragazzo.

<Bell’affare i giovani d’oggi, sono buoni solo a lamentarsi e poi non hanno rispetto per nessuno.> Prese la parola un signore con la barba lunga e un gilet di cachemire che sembrava uscito da un film d’epoca. <Pensate che la mia badante, oltre a lamentarsi sempre della paga, più che onesta a parer mio, ora, mi nasconde pure le medicine e mi tocca venire ogni settimana a rifare le ricette. Mi vuole ammazzare quella lì, ne sono sicuro.>

Proprio in quel momento entrò nella sala d’aspetto una giovane donna con dei lunghi capelli biondi e una borsa tanto grande da poter contenere un frigobar. Sentendosi osservata salutò con cortesia tutti i presenti, attraversò a piccoli passi la sala e si piazzò in piedi di fronte la porta dell’ambulatorio senza prendere il numeretto.

<Eccone un’altra. Non vorrà mica passare avanti a tutti noi?> Chiese l’uomo con la barba.

La donna si voltò e con voce tremolante risposte: <Mi scusi tanto, non volevo mancare di rispetto a nessuno, ma a me serviva soltanto una ricetta, e sa, sono in dolce attesa, per cui avrei diritto…>

<Signorina, le vorrei far notare un particolare non poco rilevante…> Disse a quel punto l’anziana signora con la coperta sulle ginocchia. <… che lei non sembra affatto gravida. Le manca di certo un po’ di pancia per poter saltare la fila.>

<Le assicuro, sono solo alcune settimane, ma…>

<Ai mei tempi si lavorava nei campi fino al giorno prima delle doglie.>

<Il problema è che non c’è più rispetto per gli anziani.>

<Ha ragione, io con il mio mal di schiena dovrei passare avanti a tutti voi e invece me ne sto qui a fare la fila>

<Stia attento al mal di schiena, non sa che è successo a mio cognato due anni fa col mal di schiena!>

<E io che devo dire invece, che mio marito mi sta aspettando in macchina da due ore?>

<Almeno lei ce l’ha un marito che l’aspetta. Non si lamenti.>

Man mano che la situazione degenerava, il ragazzo affondava sempre più in basso nella sedia coprendosi più possibile la testa con il cappuccio.

<Non me lo vuole proprio dire come mai è qui, giovanotto? Sa, sono curiosa.> Riprovò a chiedere la vedova con i capelli cotonati al ragazzo mentre tutt’intorno la gente iniziava ad urlare.

<Guardi signora, non è niente di serio, preferirei…> Ma non riuscì a finire la frase che qualcuno fece capolino nello studio. Di colpo calò il silenzio e tutti si fermarono a guardare l’uomo appena entrato nella sala d’aspetto. Aveva un completo nero, la cravatta ben stretta al collo e portava una valigetta di pelle nera in mano. Gli mancava scritto in fronte solo il nome dell’azienda per cui lavorava, ma era chiaro che si trattava di un rappresentante farmaceutico.

<Buongiorno.> Disse con un sorriso di chi sapeva di passare avanti a tutti quanti.

Da quel momento fu il caos. Iniziarono a volare riviste patinate e ricette. Qualcuno si beccò pure un bastone ortopedico in fronte e qualcun altro inciampò su una dentiera ancora calda, mentre il ragazzo affondava sempre di più il collo nella sua felpa. Poi tutto si fermò di nuovo quando si sentirono riecheggiare nella stanza dei forti colpi di tosse. Una tosse secca e profonda che sembrava non lasciar respirare quel povero ragazzo seduto in fondo alla sala d’attesa. Si tolse il cappuccio e lasciò cadere gli occhiali da sole tra un colpo di tosse e l’altro. Continuava a tossire e tossire finché, dopo qualche minuto di spasmi incontrollati, piegato in due sul pavimento, riuscì a tirare un respiro profondo.

<Tutto bene, ragazzo?> chiese il vecchietto con il cappello.

<Sì signore, ora va meglio, ma non so perché, da quando sono stato in Cina il mese scorso, non riesco a farmi passare questa maledetta tosse.>

 

Quando il dottor Malanni aprì la porta del proprio ambulatorio si sorprese di vedere un solo paziente ad aspettare. Il ragazzo con il cappuccio in testa fischiettava e sembrava compiaciuto. Strano, di solito a quell’ora il suo studio sembrava la platea di un concerto rock. La calma e il silenzio di quel giorno invece erano irreali.

<Posso fare qualcosa per te, ragazzo.> Chiese al suo unico paziente.

<Lo spero dottore, ho un’unghia incarnita al piede destro che mi fa vedere le stelle.>

 

Fine

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