il Primo Contatto – racconto

 

il primo contatto

Nella storia dell’umanità, il primo contatto, e ahimè l’ultimo, con una civiltà extraterrestre avvenne verso la fine del 2019. La delegazione di alieni proveniva da un piccolo pienetucolo roccioso situato nei pressi della stella Trappist a una quarantina di anni luce dal sistema solare. Scelsero di intraprendere il lungo e costoso viaggio verso il nostro pianeta a seguito di lunghi ed accurati studi basati sui segnali radio provenienti dalla terra. Considerando la scarsa velocità delle onde radio di appena trecentomila chilometri al secondo e la distanza siderale che separava le nostre civiltà, a Trappist era appena arrivato il segnale tv della seconda stagione de “il mio amico Arnold” insieme alla quarta de “la casa nella prateria” e alla quinta della divertentissima serie “i Jefferson”. A Trappist era ormai diventata consuetudine sedersi a tavola all’ora di cena, mangiare un bel piatto di “sglukens” accompagnato da un bicchiere di “smilgers” e guardarsi un po’ di televisione terrestre. Il presidente della commissione per l’esplorazione spaziale trappistiana, il tenente Smikol, fan della serie “love boat” fu il primo a sostenere che quella terrestre sarebbe stata di certo una civiltà aperta alla conoscenza e alla fratellanza con il prossimo, una civiltà senza pregiudizi e con una spiccata sensibilità nei confronti dei più deboli e degli emarginati, e fu lui stesso a salire sulla grande nave interstellare per attraversare lo spazio profondo e andare a conoscere gli umani di persona. La civiltà trappistiana da centinaia di anni ormai esplorava l’universo e sperava di trovare nei terrestri dei compagni con cui condividere la conoscenza e magari passare qualche serata a guardare la tv insieme.

Quante speranze malriposte.

La nave, grande quanto la nostra luna, arrivò nel sistema solare di domenica mattina e si fermò nei pressi di Giove. Da essa uscì una più piccola navicella di ricognizione a forma di camioncino Volkswagen con a bordo il tenente Smikol e altri cinque trappistiani vestiti con abiti casual che comprendevano pantaloni a zampa di elefante, camicie colorate, e occhiali da sole a goccia in pieno lo stile “Hazzard”, tutto questo per non intimorire il simpatico ma senza dubbio inferiore popolo di terrestri. Il piccolo camioncino volante fece un paio di giri attorno al pianeta, giusto per cercare un parcheggio adatto e alla fine atterrò in un lembo di terra emersa a forma di stivale al contro del quale era situata una piccola città con una piccola piazza gremita di persone che tenevano in mano striscioni e bandiere. Smikol, convinto che quella gente facesse parte di caloroso comitato di accoglienza in suo onore, scese le scalette salutando con tutte e cinque le mani e canticchiando “Profumo di mare” di Little Tony come segno d fratellanza e rispetto nei confronti dei terrestri.

Sarà stata forse la navicella fricchettona, finita per caso in una zona a traffico limitato della cittadina senza i dovuti permessi rilasciati dalle forze dell’ordine, oppure la voce di Little Tony, associato a delle vacanze al mare in un periodo di spensieratezza economica ormai svanita, oppure il colore troppo scuro della pelle dei trappistiani, dovuto a una dieta composta esclusivamente da “sglukens”, fatto sta che la folla iniziò ad urlare verso il tenente e i suoi sottoposti. Quelle non erano certo parole di benvenuto, il tenente ne era certo.

<Andatevene a casa!> urlavano.

<Siete arrivati a rubarci il lavoro> inneggiavano agitando cartelloni sgrammaticati e poco curati dal punto di vista estetico.

Il tenente Smikol rimase sorpreso e non poco spaventato da un’accoglienza così ostile, poi vide al centro della folla un uomo dai modi sgarbati e dalle fattezze quasi preistoriche a cui la folla mostrava con un gesto il palmo della mano, e capì che quello era senza dubbio il loro leader. Strano, quell’uomo corpulento, con la peluria in faccia e vestito di un’orrenda felpa colorata non sembrava affatto spiccare di carisma né tantomeno d’intelligenza eppure quel gesto era chiaramente il famoso saluto vulcaniano del signor Spock nella vecchia serie “Star Trek”, perciò si avvicinò con la speranza di intraprendere un qualche tipo di dialogo e lo fece mostrando il più fedelmente possibile, il classico saluto vulcaniano con le dita a forma di V.

Fu tutto inutile. Purtroppo Smikol usò la terza mano in alto a sinistra e alla folla, non si sa bene ancora perché, non piacque affatto. Il gruppo di persone si gettò sui trappistiani prendendoli a insulti e calci. C’erano uomini, donne, bambini, anziani ed erano tutti contaminati da una febbrile sete di violenza. Nei loro occhi c’era l’odio verso il prossimo più puro che li rendeva ciechi nei confronti delle palesi intenzioni pacifiche dei visitatori giunti dal cosmo. Quegli umani non avevano nulla a che vedere con i simpatici bipedi della tv che il tenente Smikol aveva imparato ad amare. Gli alieni finirono rinchiusi in cella per settimane intere, furono interrogati, schedati, picchiati e costretti a pagare un’esagerata multa per divieto di sosta, poi vennero legati e portati in un luogo segretissimo dove nel frattempo era stata costruita una navicella tricolore con pezzi di scarto di vecchi frecciarossa. Furono fatti salire su quel pericoloso mezzo di trasporto aereospaziale e riportati alla loro nave madre in orbita vicino a Giove.

Cosa era successo a quella civiltà così pacifica e divertente che i trappistiani avevano conosciuto in quelle vecchie serie televisive? Che fine aveva fatto quell’emancipazione raziale e di genere così ben espressa dai media terrestri appena qualche decennio prima? Possibile che la società umana fosse regredita a tal punto? Secondo il tenente Smikol, la spiegazione più logica era che la terra, in quegli anni, fosse stata invasa da una qualche forma di vita aliena infestante e che quegli sconosciuti parassiti si fossero sostituiti agli umani prendendo velocemente il controllo dell’intero pianeta. Questo era successo senza dubbio, non c’era una teoria che calzasse tanto a pennello. Dunque che fare? Lasciare le cose in quel modo? Il tenente non poteva accettarlo, sarebbe stato troppo pericoloso per l’universo intero. E se quella malattia avesse contaminato altri pianeti? No, non poteva permetterlo e mettendosi tutte e cinque le mani tra i capelli prese la difficile decisione di vendicare quei poveri bipedi sgraziati.

La terra venne distrutta in un solo colpo dal cannone principale della grande nave trappistiana, ma qualcosa rimase di lei, un segnale nello spazio profondo che intona ancora le note della sigla di apertura della grande serie di “HappyDays” e si propaga come un’onda nello spazio infinito.

 

Fine

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