Gli Odiatori – racconto

GLI ODIATORIÈ notte, quasi l’alba e c’è una leggera foschia tra i vicoli della città senza nome e vago come uno spettro cercando di portare a termine la mia missione. Agli angoli delle strade, mucchietti di cenere umida emanano un odore che ricorda le vecchie grigliate estive in montagna, nulla di più lontano dalla realtà, che strana ironia. La città a quest’ora è più lugubre e spaventosa del solito, la calma è solo apparente, il silenzio è solo una trappola, loro sono in agguato dietro ogni angolo, ne sono sicuro, sento il loro sguardo addosso, lo sento penetrare attraverso il cappuccio, mi stanno studiando, stanno analizzando le mie mosse, stanno cercando di capire perché mi trovo qui, stanno cercando un motivo per attaccarmi… e ce l’hanno. I vaccini che tengo nello zaino non sono per me, sono per i bambini della Resistenza, costretti a vivere sotto terra, a cibarsi di rifiuti e a vivere nel terrore. Temono che un giorno vengano a prenderli e li trasformino in cenere, o peggio, che li facciano diventare come loro. Loro sono gli Odiatori, la nuova inquisizione. Tutto è cominciato con una buca, me lo ricordo bene, una buca nell’asfalto proprio qui, in città, in un vicolo in cui passavano sì e no cinque persone al giorno. Quel giorno, una signora distratta dal cellulare, con il suo minuscolo cane in braccio, dodici centimetri di tacchi ai piedi e una frangetta tanto lunga da coprirle gli occhi, inciampò su quella dannata buca e si sbucciò in ginocchio. Erano tempi bui, o meglio, erano tempi confusi, e la cosa non si risolse certo con un cerotto; la signora, con in mano il cellulare scattò una foto e la fece girare in rete. La ragnatela del mostruoso ragno di internet subì uno scossone come se vi ci fosse caduto dentro un moscone succulento. Ci fu chi se la prese con l’assessore alla viabilità, chi con il sindaco, qualcuno inneggiò contro il governo, altri fecero fantasiose perizie sull’asfalto scadente e in poco tempo la cosa degenerò. Si arrivò addirittura a sfiorare tematiche etiche, sociali, furono messe in discussione le autorità, le forze dell’ordine, ci furono insulti raziali (non si sa bene contro chi, ma ci furono). Poi furono messi nel calderone altri problemi come la spazzatura, i parcheggi, l’inquinamento, l’uso di fondi pubblici e così via… Il ragno famelico intanto ingrassava sempre di più e diventava più grande e feroce. Fu allora che fu messo al rogo il primo sindaco, e nessuno osò muovere un dito, ormai comandavano loro: gli Odiatori. Persone comuni ma che fomentavano il loro odio a vicenda e che si nutrivano di rabbia, ignoranza e disagio. Presero la città nelle loro mani e da quel momento iniziò per noi un secondo medioevo, un periodo di decadenza e di paura. La gente ormai aveva paura del prossimo, paura di essere preso di mira, di offendere, non si sa come, qualcuno e di venire catturato, torturato, messo al rogo senza aver commesso alcun crimine. Non è passato molto tempo da allora e sono cambiate molte cose, troppe. È vietato mangiare carne, girare di notte, leggere giornali, avere una qualche inclinazione politica, essere omosessuali, avere la pelle più scura di un caffellatte, avere capelli lunghi, avere la barba, avere tatuaggi, portare cappelli, guidare macchine rosse, fare le lavatrici di notte, fare sport diversi dal calcio, leggere libri che non siano di cucina (vegana), fare del sarcasmo e ovviamente vaccinare i propri figli. Ed è per questo che sono qui, per portare questi rari residuati della ormai decaduta medicina tradizionale, preziosi come diamanti, alla Ribellione, e per farlo so bene di dover rischiare la mia vita. Cammino nella foschia come uno spettro, sento la loro presenza attorno a me, sento il suono che fanno con la bocca quando sono nervosi ma non hanno nessuno con cui prendersela: “KA!! KA!!! KA… KAFFÈ!!” Come il crepitio del legno di una vecchia porta. Passo proprio in mezzo alla piazza dei roghi, qui hanno dato fuoco a trentadue sindaci nell’ultimo mese, più di uno al giorno, ormai nessuno si candida più, lo pescano a caso dall’elenco telefonico. Sono nel mezzo del loro territorio ma almeno ho più di una via di fuga. Cammino furtivo cercando di non fare rumore, a loro non piace, loro amano il silenzio a meno che non si urli a squarcia gola qualche motto populista. Sono strani gli Odiatori, sono creature irrazionali.

“KA KA…”

Sento qualcosa passarmi accanto a gran velocità, spostare l’aria e impregnarla di odore di bruciato odio. Sono loro. Per un attimo me ne rimango fermo come una statua di marmo, gli odiatori ti vedono solo se ti muovi, come i tirannosauri, poi con un salto mi fiondo in un cumulo di cenere cercando di sparire del tutto. Mi sento in salvo, invisibile, nascosto nel centro della tana del lupo, poi però vedo un bagliore nella foschia. All’inizio penso che sia il sole che spunta all’orizzonte ma poi mi accorgo che sono fiamme. Un branco di Odiatori con forconi e fiaccole in mano diradano la nebbia facendosi strada nella piazza muovendosi in sincrono come se fossero guidati da una sola mente. Due di loro trascinano qualcosa di pesante come un sacco di patate. Ci metto un po’ a riconoscere la fascia tricolore. È il nuovo sindaco, designato suo malgrado stamattina e già ridotto in fin di vita.

“AL ROGO!!!1!! AL ROGO!!!!” Urlano gli odiatori intorno a me alzando le loro fiaccole ardenti e i loro forconi smuovendo la cenere nell’aria. Maledetta cenere. Un briciolo mi finisce nelle narici e mi va a pizzicare proprio quel punto maledetto in fondo alla gola. Mi trattengo, con tutto me stesso, ma purtroppo non a lungo e finisco per tossire. In un attimo i loro vacui sguardi sono su di me. Non ho esitazioni, mi alzo e inizio a correre. Di colpo ho alle spalle una folla inferocita di odiatori che non aspettano altro che farmi a pezzi. Corro a più non posso con il fiato spezzato da quel maledetto fiocco di cenere grigia, corro con lo zaino sulla schiena carico di speranze pesanti come macigni, corro nel buio e nella nebbia, corro finché sento le gambe attaccate al resto del corpo. Poi il tonfo.

Mi ritrovo a terra, con tutto il corpo schiacciato sull’asfalto come un riccio finito sotto un’auto. Non sento dolore ma ho la sensazione che mi abbiano anestetizzato metà faccia. Quando mi alzo carponi vedo le gocce di sangue cadere e capisco di essermi rotto il setto nasale. Ben poca cosa rispetto a quello che gli Odiatori stanno per farmi. Mi giro e mi accorgo di averceli intorno, incavolati neri.

“TRADITORE!!”

“PERZONA FALZA!!!!” Dicono con le loro voci distorte dall’odio. Non posso far altro che soccombere al mio destino, accettare la sconfitta. L’unico mio rammarico è aver fallito la missione, non sono riuscito a portare i vaccini alla Resistenza e probabilmente molti bambini si ammaleranno e moriranno. Mentre sento i loro forconi punzecchiare la mia pelle per studiare le mie reazioni prima di trucidarmi, abbasso lo sguardo e accetto il destino che mi è stato messo di fronte. In quel momento la vedo. Vedo la speranza.

“Buca!” Dico, cercando di imitare il loro semplice linguaggio. “BUCA!!!” Ripeto con più forza. Il branco si blocca, rimane perplesso, poi una voce flebile ripete dopo di me: “BUCA!!!” E di colpo tutti iniziano a gridare quella parola come motto del loro stesso ordine, come reminiscenza dell’inizio di tutto. Le fiaccole si alzano in cielo, i forconi tintinnano sopra le loro teste.

“E IL SINDACO CHE FA??!!” Ripetono a sè stessi urlandosi in faccia a vicenda. Passo dopo passo si spostano, si dimenticano di me e li vedo ritornare alla piazza, mossi da un nuovo e rinnovato odio immotivato. Quando entro nel tombino per raggiungere la Resistenza vedo le fiamme alzarsi nel cielo tinto di rosso. Forse è proprio il loro stesso odio che ci salverà un giorno.

Fine

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