DLIN DLON – racconto

dlin dlonJenny era seduta sul divano, alla sua destra c’era un pacchetto di patatine, a sinistra, poggiata a terra, una bottiglia da due litri di coca. L’episodio della sua serie preferita non sarebbe cominciato prima di dieci minuti, ma per lei era così importante che pure le pubblicità avevano un fascino speciale. Il martedì precedente Jack era ritornato dall’Africa e aveva confessato ad Ivy di aver avuto un figlio con sua sorella Mary. Né Jack, né Ivy né Mary avevano niente a che fare con Jenny. In effetti non avevano proprio niente a che fare con nessuno visto che erano i personaggi di una stupida serie televisiva, ma per Jenny erano come una famiglia. Da quando suo marito l’aveva lasciata per la cameriera di un bar, le sue serate erano fatte esclusivamente di patatine fritte, bibite gassate e televisione.

Dlin Dlon.

«Chi diavolo è proprio ora?» Rimase ferma con la patatina in mano.

Dlin Dlon… di nuovo

Jenny fu tentata di lasciare il suo enorme culo a riposo, ma dopo aver messo in bocca la patatina, si alzò sbuffando e andò verso la porta sperando di liquidare chiunque fosse, prima dell’inizio della sigla di testa.

Quando aprì la porta, l’unica cosa che vide era la casa degli Smith oltre la strada. Strano, molto strano. Stava per richiudere quando si accorse di una presenza appena sotto la sua grossa pancia

«Che diavolo ci fai qui?»

Il bambino con il lenzuolo in testa non disse niente. Si limitava a fissarla attraverso i due buchi sul telo. Jenny si guardò intorno e solo allora fece caso alle zucche appoggiate lungo i vialetti delle case.

«Ma certo… Halloween…» Disse con un sospiro. Ritornò a fissare quel nanerottolo per qualche secondo tentata di lasciarlo senza dolci, ma ne aveva a vagonate in casa e sarebbe stato meglio evitare la ripicca di qualche moccioso.

«Aspetta qui!» Disse chiudendo la porta a un soffio di distanza dal piccolo naso che spuntava da sotto il lenzuolo.

Jenny si mise a cercare in giro per la cucina qualche rimasuglio di frutta secca, prese in mano un paio di merendine scadute e le caramelle rimaste sul fondo del cassetto del tavolo chissà da quanti anni. Quando si voltò, il bambino era lì di fronte a lei, immobile.

«Come diavolo hai fatto ad entrare?»

Il bambino non fece un fiato.

«Bene, ecco i tuoi dolcetti.» Disse Jenny porgendo quella robaccia al minuscolo e per niente spaventoso spettro. Notò che il bambino non aveva buste o secchielli in mano. Sbuffò e roteò gli occhi, poi chiuse il bambino a chiave nella cucina e si diresse di fretta verso ripostiglio.

Ok, non era proprio una cosa opportuna da fare ma a Jenny non piaceva che qualcuno mettesse il naso in casa sua. Prese una busta dal piano più alto dello sgabuzzino e si voltò. Il bambino era lì, di nuovo di fronte a lei, muto e immobile.

«Ma come diavolo… non importa. Tieni!» Il bambino non prese la busta ma la mano di Jenny e la tirò verso di sé. Quel fantasmino sembrava conoscere la casa, camminava veloce tirando il braccio di Jenny fino a portarla in salotto. Arrivato lì indicò il divano. Le merendine scadute e le caramelle caddero a terra mentre Jenny fissava se stessa seduta sul divano con la bocca aperta e gli occhi chiusi. Di fronte a lei, l’altra lei, il televisore trasmetteva la sigla iniziale della sua serie tv preferita.

«Posso almeno vedere l’episodio?»

«Alla fine Jack e Mary si sposano.» Disse il piccolo fantasma accompagnando Jenny fuori dalla porta.

FINE

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