Ciao a tutti, sono Olimpia – racconto

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Ciao a tutti, sono Olimpia, ho un anno e mezzo, sono un cane e sto per finire nei guai.

Non lo dico per discolparmi, per carità, e so bene di aver fatto una cavolata ma credetemi se vi dico che non era mia intenzione fare del male a qualcuno.

Tutto è iniziato qualche minuto fa… anzi, partiamo dall’inizio… tutto è iniziato un anno e mezzo fa, quando quel brav’uomo del mio padrone, dotato di grande fascino e spiccata intelligenza, mi ha tirato fuori da quella piccola gabbia in cui vivevo stretta e sporca insieme ai miei fratelli, mi ha caricato nella sua auto e mi ha portata a casa sua. Grossi traumi, grossi cambiamenti per una cagnolina appena svezzata, ma devo ammettere che è lì che la mia vita è iniziata. Ok, basta piangere, per riassumere vi racconto brevemente i dignitosi mesi a seguire. Ogni giorno due pasti completi, giochi sempre a disposizione, una cuccia spaziosa ben arredata e una stupenda, meravigliosa passeggiata giornaliera. Devo dire che a volte, con il sole infuocato dei giorni d’estate, con la pioggia e con il freddo che ti entra nelle ossa non è stato facile portare a spasso il mio padrone, ma ci tiene tanto e mi dispiace deluderlo. Tra di noi però c’è un patto suggellato da una stretta mano/zampa: si va a passeggio ogni giorno, durante la passeggiata io cerco di tenere il suo passo e lui mi lascia annusare e leccare ciò che voglio. Andando a spasso mi rendo veramente conto però di quanto voi umani siate veramente creature incomprensibili, a cominciare dai nomi che date alle cose. Ad esempio il mio padrone ha l’abitudine di chiamarmi in tanti modi diversi: “Olimpia”, “Piccola”, “Cicciona”, “Cane cattivo”, “Bestia di Satana”. Poi però quando mi fermo ad annusare la cacca di un altro cane ha solo un modo per chiamarla: “Schifo” appunto. Ma stiamo scherzando? Questa che sto annusando in questo momento ad esempio è una tipica meringhetta di barboncino maschio di tre anni e mezzo con una dieta prevalentemente vegetariana e una leggera irritazione al colon dovuta all’intolleranza alla soia. La cacca è una cosa importante, va osservata, annusata e poi studiata con attenzione. Voi invece che fate? La mettete in un sacchetto e la gettate via! Certo che voi umani siete davvero strani. Altra cosa che non capisco è come mai a voi non piace camminare e rotolarvi sull’erba bagnata. È stupendo! Che poi anche qui ci sono un sacco di distinzioni da fare, c’è erba e erba, c’è fango e fango. Comunque devo dire che nel complesso, le passeggiate sono piuttosto piacevoli se non fosse per quello che di solito succede quando ci imbattiamo in altri cani accompagnati da padroni. Se sono grossi cani, di solito non c’è problema, ci si da un’annusata e ognuno va per la sua strada. Quando invece i cani sono piccoli e batuffolosi, i loro padroni si comportano da psicopatici. Ho visto padroni tirare i propri cani con tanta violenza da fargli uscire gli occhi dalle orbite, coprirgli gli occhi, tappargli il naso con la mano, cambiare strada, strattonarli. Hanno forse paura che me li possa mangiare? Io mangiare un altro cane? Un gatto magari sì, ma un cane nemmeno se morissi di fame. Sono una brava cagnolina, io! Voglio bene praticamente a tutti: voglio bene al mio padrone, voglio bene ai nonni (che poi sarebbero il papà e la mamma del mio padrone), voglio bene alla zia (che poi sarebbe la sorella del mio padrone), voglio bene a tutti quelli che incontro, sulla fiducia (a parte i cani pinscher, e i corrieri di Bartolini essendo creature malvagie) e ci tengo molto a dimostrare il mio affetto. Il problema è uno dei modi che conosco per dimostrare affetto è saltare addosso a chi voglio bene con tutti i miei quarantacinque chili di bontà. Il mio padrone mi ha spiegato che la mia mole mi rende un cane potenzialmente pericoloso e che devo andarci piano. Assurdo… frasi ovviamente senza senso… sta forse dicendo che sono grassa? Bè non è mica colpa mia se i nonni mi danno le fette salame che poi sono costretta a mangiare per non offenderli. Forse sto divagando, stavamo parlando di come sono finita nei guai.

Mi trovo come ogni giorno a portare a spasso il mio padrone, quando, in una zona particolarmente isolata del parco Hoffman, lontano dalle strade trafficate e dalle terrificanti nutrie mannare, lui decide di sciogliere il guinzaglio. Quando lo fa mi preoccupo sempre un po’, a volte il mio padrone è un po’ distratto e tende a perdersi. Inizio ad annusare l’erba quando ecco arrivare un volpino pulito, pettinato e con indosso un cappottino di lana che lo fa sembrare un po’ stupido. Dall’odore sembra avere circa due anni, sterilizzato, iperattivo e ghiotto di biscotti ai cereali. Porta anche lui a spasso il suo padrone senza guinzaglio tenendolo sempre sotto controllo con lo sguardo, e io, come da galateo canino, mi avvicino per annusargli il sedere. È praticamente amore a prima annusata e iniziamo a rincorrerci nell’erba e nel fango cospargendoci reciprocamente di bava per suggellare la nostra amicizia. A quel punto si avvicina il suo padrone. Porta un paio di mocassini e i pantaloni arrotolati e le caviglie depilate come se si fosse appena fatto la tolettatura, nonostante sia pieno inverno. Si avvicina, alza il volpino da terra e lo stringe in braccio strappandolo da quel bellissimo momento ludico. Ma come? Proprio adesso che iniziamo a divertirci? E poi è anche sterilizzato, che potremmo mai fare di sbagliato? Non mi do per vinta, voglio dimostrare a tutti i costi la mia bontà d’animo e il mio amore verso il prossimo. Salto addosso a entrambi… con amore ovviamente. Ed eccolo, il fattaccio. Forse ho calcolato male la spinta, forse sono davvero grassa… Il tizio cade a terra. I suoi vestiti si inzuppano di fango e io rimango lì, pietrificata, con la coda tra le gambe. Momenti di puro terrore. Già vedo la mia famiglia guardarmi con vergogna e disprezzo al di là delle sbarre della mia gabbia mentre attendo la mortale sentenza. L’uomo emette mugolii, si divincola come una tartaruga rovesciata. Io non posso fare altro che mettermi a terra, quando ecco arrivare il mio padrone. Senza dire nulla aggancia il moschettone del guinzaglio al mio collare, mi accarezza la testa, e poi, con le sue poderose mani prensili, aiuta l’umano ad alzarsi.

«Ma non dice niente al suo cane? Mi ha aggredito! Ha cercato di aggredire il mio cucciolo!» Dice l’uomo cercandosi di scrollarsi di dosso un po’ di fango.

«Aggredire? Non crede di esagerare? A me è sembrato quasi che volesse abbracciarla. E comunque, stavano giocando, li ha interrotti, che si aspettava?»

«Dovrebbe tenere a guinzaglio quella bestia, metterle la museruola! È pericolosa!»

«Pericolosa? Solo perché è un tantino esuberante? Mi pare che anche il suo volpino andasse in giro senza troppe costrizioni.» Dice il mio padrone indicando la povera bestiola con il cappotto.

«È una cosa differente, il mio cane è inoffensivo, il mio cane è educato, il mio cane è di razza!»

Per un attimo cala il silenzio, pure le nutrie al di là della siepe fanno capolino per vedere meglio la scena.

«Capisco… Chiaro. Vieni Olimpia, andiamo a casa, qui si parla di razzismo e in questi casi è meglio andare a correre da un’altra parte.»

Tutto qua, una bolla di sapone. A quanto pare la camminata continua, il tizio rimane immobile, muto come un pesce insieme al suo cane dall’aria confusa. Io e il mio padrone ci avviamo verso casa come se non fosse successo nulla, senza voltarci, camminando con il solito passo di sempre.

«Forse è meglio se la smetti di saltare addosso alla gente, ok?» Mi dice sottovoce.

Cacchio, mi sa che ha ragione.

Fine

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