Mastersurgery – racconto

 

MASTERSURGERYDevo ammettere che l’ultima sfida è stata una delle più difficili. Eravamo tutti lì, ognuno dietro al proprio bancone, con lo sguardo rivolto ai giudici, in trepidazione prima della sfida. Sopra al mio tavolo da lavoro, accanto agli strumenti, adagiato su di un piano di acciaio e coperto da un telo bianco, c’era l’oggetto della prova del giorno. Si respirava un’aria di tensione molto strana, sembrava di stare in finale, invece eravamo ancora alle eliminatorie. L’ansia è una delle cose che questo show riesce a trasmettere al pubblico con scrupolosa fedeltà. In effetti basta poco: un lungo momento di silenzio, qualche sguardo sfuggente, una musica drammatica, l’impassibile severità dei giudici, tutto in questo spettacolo è studiato per tenere il pubblico sulle spine.

Sarebbe dovuta essere una prova semplice. Nelle scorse edizioni ci sono stati un sacco di pasticci durante le prime fasi, è normale quando dei dilettanti senza talento provano a partecipare a tutti i costi, perciò ci aspettavamo qualcosa di poco impegnativo, tipo l’asportazione di un neo, un alluce valgo, o magari una ciste…

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