RIP – racconto

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Immaginate una casa come tante, alla periferia di Las Cruces, New Mexico. Una di quelle case di legno con un piccolo giardino di fronte, una bici rossa appoggiata su un salice che fatica a venir su in quella terra dura come il cemento. Un’altra bici, azzurra e graffiata praticamente dappertutto, gettata in mezzo all’erba secca come una buccia di banana. La casa è dipinta di bianco ma il sole ha fatto crepare la vernice su tutto il lato sud e gran parte del lato ovest, fortunatamente l’edera copre le parti peggiori. Una casa come tante e all’interno una famiglia messicana come tante. Jose Ramirez ha attraversato la frontiera quindici anni fa, tenendo per mano la sua ragazza Maria. Stavano insieme praticamente da sempre, sono stati i loro genitori a decidere per loro, cosa che avrebbero potuto evitare, in fondo il Messico non è mica come l’India, ma loro stavano davvero bene insieme e non si sono mai separati. La decisione di andare a vivere dall’altra parte del confine però l’avevano presa in totale autonomia, quella sì, avevano messo da parte un po’ di soldi, li avevano nascosti nelle mutande e poi avevano fatto il passo. Non era stato nemmeno tanto complicato, in fondo non erano che due ragazzi che volevano mettere su famiglia negli Stati Uniti. Avevano trovato un piccolo appartamento in centro, spendevano poco, col tempo erano riusciti a comprare casa, umile, vecchia e con la vernice piena di crepe ma era la loro, pochi anni dopo si sono sposati lì, a Las Cruces. Maria aveva trovato lavoro come cassiera in un supermercato a due chilometri di distanza, Jose invece lavorava in proprio. Suo padre gli aveva insegnato ad aggiustare praticamente qualsiasi cosa avesse una parte meccanica, a lui piaceva e ci era anche portato, e Dio solo sa quanto questo tipo di capacità possa servire in una piccola cittadina. Poco dopo è arrivato il piccolo Francisco, e neanche un anno più tardi, anche la nina Ana.

«Papà… Dove si va a finire quando si muore?»

«Dipende da ciò in cui credi.»

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